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CINEMA A ROMA. UNA SERA A SAN COSIMATO, ATTENDENDO WES ANDERSON

Doveva essere una serata di grande cinema e cultura quella del 6 luglio. Wes Anderson la star della soirée trasteverina de "il cinema in piazza". Ma non è stato così.

Ore 20.00 Piazza San Cosimato è stracolma. Frotte di giovani (aspetto positivo) assiepati in stile spiaggia, con tanto di stuoie e teli da mare. Densità approssimativa: 4-5 persone al metro quadro. Un bell'esempio di carnaio.

G., proveniente da Civitavecchia, è qui dalle 19. Mi dice che ha trovato spazio grazie ad amici romani che hanno assalito il fortino nel primo pomeriggio ed hanno tenuto la posizione.

Inutile dirvi che non c'è un posto in piedi nella piazza.

Il carnaio di piazza San Cosimato

Ore 20.30. Coffee time. Anche io vado a caffè, come molti di voi. Cerco un bar. Dopo aver girato il perimetro e le vie adiacenti finalmente intravedo una macchinetta in una pasticceria. Entro. Fila chilometrica. Dopo un po' noi astanti al termine della coda ci accorgiamo che alla cassa non c'è nessuno ... Aspettiamo. Niente. Vado via, con la mia voglia di caffè al seguito. Sullo sfondo altra fila chilometrica di gentili signorine ai bagni del mercato adiacente. Avrei bisogno anche io. Chiedo ad alcuni ristoratori, glissano anche abbastanza infastiditi. Mi arrendo. Cercherò, a tempo debito, il classico ed italico cespuglio.

Torno al limite della piazza, dal lato opposto allo schermo.


Ore 21.20. Il traffico è fuori controllo. Bikers e automobilisti procedono a passo d'uomo facendo la slalom tra i pedoni. Ogni tanto ci scappa il vaffa, seguito da considerazioni sulla natura del divino e sulla verginità (e moralità) della madonna. Seguono dialoghi sui rispettivi defunti. Chi ha ragione? L'eroico pedone o il baldanzoso autista? Il pedone pensa che, dato che l'evento è in piazza, egli abbia il pieno diritto di circolare come dove e perché gli pare. L'automobilista crede che, dato che nessuno ha chiuso la strada, lui ci possa passare.

In tutto questo non c'è ombra della municipale. Il traffico, caotico e pericoloso, nonostante il grande assembramento, è abbandonato a se stesso. Inutile dire che in caso di panico molti sarebbero stati travolti. Per fortuna nessuno si è fatto male.


Ore 21.30. Non solo la politica è "sangue e merda". Anche il cinema lo è. É la norma delle superfici splendide. Qui, in piazza San Cosimato, l'olezzo si alza. I piedi pestano, il sudore si fa avanti tra i ranghi. Sfuggo alla bassezza delle cose umane perdendomi in una gentile signorina con un vestito verde, i capelli cortissimi ed un bellissimo anello a forma di serpente che, sinuosamente, si adatta alle sue bellissime dita affusolate. Pesto qualcosa di molliccio e penso alla solita gomma da masticare. L'odore però è diverso. Passo, rapidamente, dalla poesia al materialismo storico.


Ore 21.40. L'incontro ha inizio. Applausi. Anderson è arrivato. Segue un torrenziale, tonante ed entusiastico ringraziamento a Nicola Zingaretti e alla regione Lazio.

Wes Anderson

A questo punto avrei piacere di riportare le parole di Wes Anderson che, giustamente, era lì per presentare "Moonrise kingdrom", la sua ultima fatica. Ma non le ho capite. Alcuni ragazzi intorno a me gridano "bellissime parole", con tanto di applauso. Gli chiedo di ripetermele. Loro candidamente mi dicono di non aver capito niente. L'applauso era ironico. Non pago del loro responso chiedo ad alcune ragazze sedute a qualche decina di centimetri da me. Sono in quattro e si passano un bottiglione di prosecco. Anche loro non hanno capito nulla, ma, in compenso, sono molto vispe e gradevolmente alticce.

La cosa mi rallegra. Vuol dire che non sono improvvisamente diventato sordo.

Volume basso, acustica penosa.

Ma mi chiedo: perché il "grazie Nicola" si è sentito benissimo? Mi faccio la domanda e mi do una risposta: la poetica di Wes Anderson la devi "sentire dentro", nel profondo dell'anima. A che servono le orecchie?


Finisce, tristemente, il mio reportage sul campo. Potrei parlate della cattiva organizzazione, del fatto che un quartiere che vive di turismo almeno un caffè (e se non quello almeno un minimo di cortesia) lo dovrebbe rendere disponibile dopo le otto di sera. Che non di sola pizza (spesso e volentieri di infima qualità), vive l'uomo. Che un gran numero di persone avrebbe bisogno di qualche servizio igienico in più a disposizione. Che se vuoi fare un'intervista in piazza, de minimis, l'impianto audio deve essere all'altezza. Che, quando ci sono assembramenti significativi, il traffico andrebbe regolato e, con esso, la civile convivenza tra pedoni e automuniti. Che forse la sicurezza degli astanti meriterebbe una riflessione in più.

Potrei, ma non lo faccio. Ogni qual volta si fa una critica ai "gggiovani" che fanno cultura a Roma, soprattutto quando è a fin di bene, come in questo caso, arriva l'accusa di "fascismo". Siccome io al mio antifascismo militante ci tengo, mi asterrò dal prendere posizione.


Nicola Zingaretti

Ora vado via. Bramo una doccia, un caffè, e una fetta di cocomero. Non necessariamente in quest'ordine. Ma ci vorrà un po' di tempo. Se io fossi un uomo di fede pregherei per una subitanea pioggia. Magari guarderei al cielo e, giunte le mani in segno di preghiera, direi: "Nicola, pensaci tu". Del resto il suono del suo nome è stato l'unico che, con nitidezza e chiarezza, è risuonato, tonante e potente, da un angolo all'altro di Trastevere ...


Mario Michele Pascale



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