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GIGGINO, PERCHE' LO HAI FATTO?

Il colpo di grazia al M5S e una botta in testa al PD, che non si è accorto di nulla...

Sfondo marrone, austero, anonimo, senza simboli. Così si è presentato, davanti alle televisioni, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Nonostante la pesantezza e l'importanza della situazione, di tanto in tanto un sorriso beffardo, insieme ad uno sguardo decisamente obliquo, tradiva il suo compiacimento. Le esperienze di governo segnano le persone, le fanno maturare, portano a nuove consapevolezze. Luigi di Maio ha compreso che non era tanto importante partecipare alle feste, ma che era più incisivo farle fallire. Così, in nome del “governo” e del “paese” ha ucciso il suo “(non) partito”. Quello stesso (non) partito cui lui deve praticamente tutto.


LA MALATTIA ITALIANA DEL "SENSO DELLO STATO"

Achille Starace

Innovazione? No. In realtà che il governo significhi molto più dei tuoi compagni di strada, con i quali hai preso botte e insulti, è una tradizione tipicamente italiana. I partiti sono tutti sacrificabili, una volta raggiunto lo scopo. Mussolini, solido uomo di parte, non ebbe esitazioni nel lasciare la camicia nera, declassata a mero ornamento rituale, in favore del completo da uomo di stato e ad appoggiarsi non ai camerati ma ai prefetti e ai poliziotti. Dopo aver utilizzato il partito fascista per la sua ascesa ne fece una semplice cinghia di trasmissione del consenso, facendo nominare personaggi sempre più marginali come segretari. In ultimo il più fedele e stupido di tutti, Starace. Talmente stupido che venne catturato dai partigiani mentre faceva tranquillamente jogging nei dintorni della sua umile casetta di periferia.


Il “senso dello stato” è stata un'eredità fascista. Ha pervaso la pubblica amministrazione e la politica italiana. Ha creato molti mostri e cadaveri. Aldo Moro fu una delle vittime: mandato a morte in nome del “senso dello stato”, perché lo stato non poteva trattare con i terroristi.

Il “senso dello stato” è stata l'ideologia sulla quale si è innestata la mutazione genetica della sinistra, chiamata a responsabilità “più alte” rispetto a quelle “di classe” e di tutela delle fasce deboli della società. Orba da un occhio, quello che guardava agli avi proletari, essa ha iniziato a ragionare “per il paese”. Il disastro di questa impostazione è, oggi, evidente.

Il “senso dello stato” è quella cosa che ti fa dimenticare perché volevi cambiare il mondo. Fa cadere nell'oblio il futuro, il sol dell'avvenire.

Il "senso dello stato" uccide la politica, quella vera.


UN GIGGINO NUOVO DI ZECCA

Luigi Di Maio e Mario Draghi

Oggi Luigi Di Maio impugna il suo essere anzitutto ministro. Rivendica di aver conosciuto solo recentemente Mario Draghi e di esserne stato abbagliato. Le posizioni filo cubane, filo venezuelane, la sua presenza iconica accanto ai gilet gialli, si perdono nella polvere della storia. Oggi Giggino è un altro uomo. Atlantista, europeista, anti russo ed anti putiniano. Resta valido il motto “nè di destra né di sinistra”. Infatti lui si ancora saldamente al centro, avendo come coinquilini Pierferdinando Casini, Carlo Calenda, Benedetto Della Vedova, Bruno Tabacci e Matteo Renzi.


COSA DIREBBE UN COMPLOTTISTA?

Agli occhi del pubblico tutto si è consumato nel giro di qualche giorno. Ma è strano che le adesioni al nuovo movimento di Di Maio, “Insieme per il futuro”, siano fioccate in tempo reale, come se deputati e senatori fossero stati pervasi contemporaneamente dallo spirito santo. Appare strano, inoltre, che l'annuncio venga immediatamente dopo le parole di Draghi che assicurava che non sarebbe cambiato niente nel governo. Appare strano che l'addio al movimento sia avvenuto immediatamente dopo l'onda mediatica che annunciava il de profundis dell'alleanza tra PD e Cinque Stelle in seguito ai deludenti risultati dei grillini alle amministrative. Un complottista a caso potrebbe dire che dietro c'è una logica: la regia della manovra è a Palazzo Chigi. In un colpo solo Draghi avrebbe spostato l'asse del suo governo verso il centro, mettendo in un angolo i sentimenti anti atlantisti dell'ala dura del movimento cinque stelle, blindando il suo futuro con una colazione oramai centrista in cui il Partito Democratico, che non potrà più contare sull'alleato pentastellato, sarà costretto a virare ancora di più su posizioni liberal, perdendo quel po' di sinistra che gli è rimasta dentro.

Giulio Andreotti

Lo schema è semplice. Il Draghi I arriva a fine legislatura, poi le elezioni e poi un Draghi II “con tutte le rotelle al posto giusto”.

Ma questo lo direbbe un complottista, anche decisamente maligno. Forse lo direbbe anche Andreotti, sillabando un “a pensare male si fa peccato … ma spesso ci si azzecca”. Ma Andreotti, bontà sua, è morto.

Sappiamo, noi tutti, che Mario Draghi è persona d'onore e queste cose non le farebbe mai e poi mai …


AUGURI

Faccio i miei auguri a Luigi Di Maio, che è, oramai, diventato grande e che capisce che “uno non vale uno”, ma che le capacità vanno premiate. Le sue, ovviamente. Alcune fonti vicine al movimento Cinque Stelle mi hanno confidato che il nome completo del nuovo movimento di Di Maio sarà “Insieme per il futuro. Il mio”.

Di nuovo, tanti auguri.


Mario Michele Pascale


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