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LULA ALLE NAZIONI UNITE. UN GIGANTE TRA I NANI

L'intervento del presidente brasialiano ha toccato temi scottanti: libertà di espressione, guerra in Ucraina, sanzioni, giustizia sociale, rapporti Nord Sud del mondo, paralisi politica delle Nazioni Unite. Su tutto un'appello per una pace basata sul dialogo cui è seguito il gelo della rappresentanza ucraina
Il presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva
Il presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva

A 14 anni dal suo ultimo discorso al Palazzo di vetro, il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha preso la parola alla 78a Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Lula veniva da Cuba, dove ha partecipato ai lavori del G77, il forum internazionale nato negli anni Sessanta del secolo scorso al quale si è aggiunta la Cina. A l'Avana ha incontrato il suo omologo Miguel Diaz-Canel. Un’occasione per tornare a chiedere la revoca dell’embargo americano contro l'isola, in vigore da oltre 60 anni. “Il Brasile”, ha detto Lula, “è contro qualunque azione coercitiva unilaterale”.

Lula, Miguel Diaz-Canel Cuba, Brasile
Il presidente Lula con il suo omologo cubano, Miguel Diaz-Canel

LA DISUMANITA' DELLE SANZIONI, LA LIBERTA' DI ESPRESSIONE

Quello del presidente brasiliano era il primo dei discorsi dei capi di Stato. Grande era anche l'attesa di ascoltarlo dopo l'allargamento dei paesi BRICS. Un discorso da leader di un paese emergente, specchio capovolto degli Stati Uniti, che Washington ha sempre temuto come capofila di una "indipendenza" del Sud America. Un grande stato federale, con vaste risorse di materie prime, in forte crescita economica e demografica, con grandi capacità militari e forti legami di politica internazionale che, con la presidenza Lula, pone l'azione di governo in termini di giustizia sociale e di solidarietà con i paesi in via di sviluppo. Lula, che deve all'interessamento del dipartimento di giustizia degli USA sotto la presidenza Obama gran parte delle sue passate disgrazie in politica, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa, mettendosi di traverso alla politica estera di Biden.

Su Julian Assange: "un giornalista come Julian Assange non può essere punito perché informa in modo trasparente e legittimo. E' fondamentale tutelare la libertà di stampa", ha aggiunto, sottolineando che "la nostra battaglia deve essere contro la disinformazione".

Lula ha messo in guardia per "un possibile colpo di stato in Guatemala".


LA CRISI DELLE NAZIONI UNITE

Lula ha poi fustigato anche l'ONU: "il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite continua a perdere credibilità". Il presidente del Brasile ha poi messo il dito nella piaga. Se: "l'Onu nasce per promuovere la pace e il dialogo", sono incomprensibili "le sanzioni unilaterali" che, ha detto, "causano grandi danni alla popolazione dei Paesi colpiti".


IL DIALOGO UNICA VIA PER LA PACE. IL GELO DI ZELENSKY

Sulla pace, rivolgendosi al Segretario generale dell'Onu Antonio Guterres: "promuovere una cultura di pace è un dovere per ognuno di noi". "Senza la pace non è possibile avere sostenibilità, né prosperità". "Tutti noi conosciamo gli orrori e le sofferenze che vengono prodotti in tutte le guerre". Lula è passato poi alla questine ucraina: "non ci può essere pace se non c'è un dialogo franco e sincero" tra le parti. "La guerra in Ucraina mette a nudo la nostra incapacità collettiva di sostenere principi della Carta delle Nazioni Unite. Non sottovalutiamo le sfide per raggiungere la pace. Nessuna soluzione sarà duratura se non sarà basata sul dialogo". Lula ha chiuso il passaggio sull'Ucraina criticando il Consiglio di Sicurezza, che ha perso la capacità di mediare nei conflitti.

Ragionamento che non è piaciuto alla delegazione ucraina, guidata da Volodomyr Zelensky, che è rimasto al suo posto, immobile e torvo, evitando anche un applauso di circostanza e galateo alla fine dell'intervento del premier brasiliano (vedi il video).

Lula ha ricordato la crisi israelo-palestinese individuando: "le difficoltà nel garantire uno stato per il popolo palestinese". Il leader brasiliano ha quindi citato "la crisi umanitaria di Haiti, il conflitto in Yemen, le minacce all'unità nazionale in Libia. Le crisi in ''Burkina Faso, Gabon, Mali, Niger e Sudan".


FAME E GIUSTIZIA SOCIALE

Lula ha lanciato anche un'accusa pesantissima ai suoi omologhi: manca la "volontà politica" per superare le disuguaglianze sociali. Il presidente brasiliano ha accusato i paesi ricchi di alimentare la crisi ambientale e ha sottolineato che la deforestazione in Amazzonia è diminuita del 48% durante i suoi otto mesi di mandato.

Citando le disuguaglianze e la fame nel mondo, Lula ha citato i dati dell'ultima mappa della fame della Fao, che mostra che 735 milioni di persone soffrono la fame nel mondo. È necessario "superare la rassegnazione che ci fa accettare tale ingiustizia", ha detto, puntando il dito conto la "mancanza di volontà politica" da parte di chi detiene il potere per combattere le disuguaglianze sociali e la fame.

Lula nel suo discorso si è impegnato a porre la lotta contro le disuguaglianze al centro dell'agenda internazionale durante la presidenza brasiliana del G20, che inizierà ufficialmente a dicembre.

"Assumendo la presidenza del G20 il prossimo dicembre, non risparmieremo alcuno sforzo per porre la lotta contro le disuguaglianze in tutte le loro dimensioni al centro dell'agenda internazionale. Sotto il motto 'Costruire un mondo giusto e un pianeta sostenibile', la presidenza brasiliana articolerà l'inclusione sociale e la lotta contro la fame; sviluppo sostenibile e riforma delle istituzioni di governance globale", ha assicurato.


Mario Michele Pascale

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