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REGENI E’ MORTO DI RAFFREDDORE di Mario Michele Pascale

Un altro schiaffo in faccia dell’Egitto all’Italia. La Farnesina protesta, ma non troppo: arriva, nel porto di Alessandria d’Egitto, una fregata venduta da Fincanteri. Valore un miliardo e duecento milioni di euro ...



La procura egiziana chiude definitivamente sul caso Regeni dichiarando: “non c’è alcuna ragione per intraprendere procedimenti penali circa l’uccisione, il sequestro e la tortura della vittima”. Di più. I magistrati del Cairo affermano: “di aver esaminato le accuse dell’autorità investigativa italiana nei confronti di alcuni ufficiali di polizia, finendo per escludere tutto ciò che era stato loro attribuito. Tutti i sospetti presentati erano il risultato di conclusioni errate, illogiche ed inaccettabili”.


Tra le righe leggiamo anche altro. Gli egiziani ammettono che Regeni sia stato posto sotto controllo da parte degli apparati di sicurezza. Il suo peccato sarebbe stato quello di aver detto ai venditori ambulanti con cui aveva avuto contatti che era loro potere di cittadini cambiare, pacificamente e con gli strumenti della democrazia, le cose.

Questo è bastato per fare di Regeni un sorvegliato speciale. Talmente sorvegliato che qualcuno ha avuto modo di rapirlo, torturarlo ed ucciderlo, senza che i suoi “angeli custodi” se ne accorgessero. Tra le dichiarazioni della procura leggiamo anche che il ruolo di Regeni era “non consono al suo ruolo di ricercatore”. Tradotto vuol dire: in fondo se l’è cercata.


La magistratura egiziana va ancora oltre, dando la responsabilità della morte del giovane ad un complotto per affossare le relazioni tra Roma ed Il Cairo. Ovviamente l’identità di questo macchinoso manipolatore rimane ignota.

A questo punto è facile prevedere che un eventuale approfondimento dei magistrati egiziani sul caso Regeni arriverebbe alla conclusione che il ricercatore è deceduto a seguito di un raffreddore, contratto perché il Regeni avrebbe sottovalutato la differenza di temperatura tra il giorno e la notte e si sarebbe esposto troppo all’umidità del Nilo.

Cose che capitano quando si va in Egitto.


La Farnesina protesta, ma non troppo. Nicola Zingaretti riprende e rilancia un tonante tweet di Piero Fassino, presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, che dichiara: “Ci sono responsabilità di apparati egiziani di cui non cesseremo di chiedere conto alle autorità de Il Cairo”.

Benissimo. Ma forse sarebbe il caso di uscire da internet e di far capire per bene agli egiziani che non è il caso di prendere in giro né la famiglia di Regeni, né il nostro paese, adoperando strumenti reali e non virtuali.

La fregata Spartaco Schergat

Ma come si fa ad essere credibili se le nostre industrie continuano a fare affari d’oro con la terra del Nilo? E’ previsto, infatti, per i prossimi giorni, l’arrivo nel porto di Alessandria della fregata “Spartaco Schergat”, che verrà ribattezzata "Al Galal", venduta da Fincantieri ad Al Sisi per un miliardo e duecento milioni di euro. L’Italia è tra i massimi fornitori di armi all’Egitto.

Pecunia non olet.

Con buona pace sia di Zingaretti che di Fassino.


Mario Michele Pascale


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