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SPIONI DE’ NOANTRI di Mario Michele Pascale

Deprecabile il gesto del militare italiano. Giusta e doverosa la reazione del governo. Ma il clamore sul caso Biot non serva a fare di noi dei sudditi silenti ed obbedienti dell’Alleanza atlantica e ad avviare la caccia all’untore “filorusso”

Walter Biot

Sun Tzu ne L’arte della guerra è lapidario: “Non procurarsi informazioni sul nemico per evitare di pagare abili agenti segreti, è un’azione che va contro il popolo, è indegna di un generale e di un retto consigliere del sovrano”. Chi fa la politica ha sempre guardato al tradimento con un occhio di riguardo. Una spia fa sempre comodo, è sempre utile. Certo il tradimento è nauseabondo, perché operato da persone dalla dubbia moralità e prive di etica. Le spie, oltretutto, possono essere arruolate anche dai propri nemici. Tant’è che Giulio Cesare disse: “Amo il tradimento, ma odio il traditore”.

Ma si sa, la guerra non è un pranzo di gala. E le relazioni tra Stati sovrani, come ci fa notare Thomas Hobbes, sono un perenne stato di guerra anche quando gli eserciti non sono mobilitati: le campagne militari sono sostituite dalla guerra tra i servizi segreti.


CHI E’ WALTER BIOT

Walter Biot ha 56 anni. Inizia la sua carriera come sottufficiale della Marina militare. Diventa ufficiale in seguito a un concorso interno. Per molti anni imbarcato, prima su cacciatorpedinieri e poi sulla portaerei Garibaldi, nel 2010 era passato allo Stato maggiore della Marina militare, presso l’ufficio stampa, per poi andare nel 2016 al Gabinetto del ministro della Difesa per cerimoniale, comunicazione e relazioni esterne, e nel 2018 all’ufficio Politica militare del ministero della Difesa.

Durante la presidenza del Consiglio Ue nel 2014 fu responsabile Pubblica informazione e Comunicazione e addetto alle relazioni Istituzionali del ministero della Difesa. Insomma una carriera niente male, iniziata dalla dura gavetta e proseguita in incarichi di prestigio e responsabilità, buttata alle ortiche per miseri cinquemila euro. Denari a quanto pare estremamente necessari. A sentire la signora Biot, al secolo Claudia Carbonara, di professione psicoterapeuta specializzata in sessuologia clinica, il marito “non voleva fottere il Paese. E non l’ha fatto neanche questa volta, ve l’assicuro, ai russi ha dato il minimo che poteva dare. Niente di così compromettente. Perché non è uno stupido, un irresponsabile. Solo che era disperato. Disperato per il futuro nostro e dei figli. E così ha fatto questa cosa...”. A quanto pare, sempre secondo la signora Biot, il marito sarebbe stato disperato perchè, con uno stipendio di circa tremila euro, non avrebbe potuto pagare il mutuo, né pensare ai figli. Un vero schiaffo in faccia per tutti quelli che campano, e mantengono le loro famiglie, con poco più di mille euro al mese: la stragrande maggioranza degli italiani.


COSA HA VENDUTO BIOT?

Pare si tratti di 181 i documenti di cui nove “riservatissimi” e ben 47 classificati come “Nato secret”. C’è comunque da dubitare che carte in grado di mettere in ginocchio la NATO possano transitare per l’ufficio di Biot. In fondo il capitano di corvetta era un burocrate di rango, ma pur sempre un impiegato. C’è da dubitare ancora di più che questi documenti fossero scaricabili in una pen drive come normalissimi files. Ragionevolmente ad un alto livello di sensibilità dovrebbe corrispondere un altrettanto elevato livello di criptazione dei contenuti. Del resto la guerra elettronica tra Russia e Stati Uniti è consolidata ed i due contenti sono molto esperti in contromisure. La moglie di Biot ha ragione. Suo marito, probabilmente, ma sarà il processo a stabilirlo con certezza, faceva il furbo e vendeva informazioni riservate si, ma di seconda mano.


LE SPIE CON L’IMPERMEABILE E IL BORSALINO


Michael Caine nei panni dell'agente Palmer

L’arresto di Biot e del suo compare russo ha un che di epicamente letterario. Mancava solo che i due indossassero l’impermeabile, il cappello borsalino e gli occhiali scuri. Anche i soggetti coinvolti sono degli archetipi: ci sono l’ufficiale traditore e l'attaché dell’ambasciata in veste da diavolo tentatore. Lo scambio di denaro e documenti è addirittura avvenuto in un parcheggio. In un’era in cui lo spionaggio è principalmente informatico, sottile, silenzioso e difficilmente lascia tracce, può essere letto come un omaggio agli 007 d’annata. In più si aggiunge una punta di torbido, che nelle spy stories non guasta mai: due uomini soli che si incontrano di notte in un angolo recondito di un parcheggio buio fanno pensare molto più ad atti osceni in luogo pubblico che ad un affare di spionaggio.

Eppure la cosa è successa.

La domanda da porsi, a questo punto, è cosa cercassero i russi. Informazioni sensibili? I reconditi segreti dell’Alleanza atlantica? C’è da dubitarne. Biot in fondo è un pesce troppo piccolo. Una strategia operativa molto più credibile sarebbe quella di cercare di compromettere, attraverso lo scambio fisico ed il denaro contante, quindi attraverso l’evidenza del reato, quanti più funzionari possibile. Creando una rete di ricatto che all’occorrenza possa far scattare dinamiche “favorevoli”.

Il profilo di Biot è esemplare e si presta benissimo all’operazione dell’intelligence moscovita. Persona fragile in difficoltà economiche ma che non vuole rinunciare al suo status, ai suoi privilegi e al suo standard di vita. I Russi non volevano pescare documenti, ma l’uomo, colto, alla Dostoevskij, in tutta la sua caducità.

Essi hanno applicato il motto evangelico: “venite con me e vi farò pescatori di uomini”.


SPIARE A VISO APERTO

Stringere rapporti “confidenziali” con i funzionari dello Stato ospitante, raccogliere informazioni allo scopo di redigere rapporti dettagliati da spedire in madrepatria è una delle occupazioni principali di ogni ambasciata. Spiare è un’attività che, in verità, si svolge alla luce del sole. Solo in rare occasioni diventa sotterranea. Quando questo accade in genere il controspionaggio non manda la notizia alle tv. Preferisce costringere il traditore a fare il doppio gioco, fornendo informazioni artefatte per confondere e depistare l’attività di spionaggio. Se ci pensiamo la cosa è anche più produttiva. Un’azione plateale costringerebbe le spie straniere a dileguarsi e a cancellare tutte le connessioni che, potenzialmente, potrebbero portare a scoprire reti ben più vaste e ben più strutturate aderenze nelle strutture burocratiche, militari e politiche dello stato ospitante.

Insomma la guerra tra spie, se vuole essere efficace, si deve svolgere in silenzio. Altrimenti diventa dannosa. Walter Biot era il candidato ideale anche per la mansione di doppiogiochista: chi si vende per cinquemila euro, lo farà, al meglio, per diecimila.


LA DIFFICOLTÀ DEI “FILORUSSI”

Eppure la notizia del tradimento di Biot e della malvagità del suo sodale russo ha fatto il giro di tutti i media.

Il messaggio che si è voluto mandare è stato abbastanza semplice: l’Italia sa da che parte stare. Da un lato ciò è in linea di continuità con la “collocazione atlantica” annunciata da Mario Draghi durante il suo discorso di insediamento al Senato. Dall’alto è una risposta, netta e precisa, a quanti in Italia guardano con simpatia a Mosca e che dopo la plateale defezione di Biot che ha campeggiato in ogni telegiornale dell’italico stivale, sono oggi in difficoltà. Tra questi non ci sono solo i nostalgici del comunismo, i sovranisti de’ noantri ed i machissimi cavalcatori di orsi a torso nudo, ma anche tutte quelle persone oneste che, semplicemente, vedrebbero di buon occhio un utilizzo del vaccino russo Sputnik nella lotta contro il Covid 19 o quelli che si pongono il problema di come il nostro paese possa essere protagonista paritario e non mero suddito all’interno della Nato.

Motivi sufficienti, nel nostro paese, per essere additati come filorussi.


LA RUSSIA CI E’ AMICA? E GLI STATI UNITI?

La domanda ha tre risposte. La prima è che la Russia ci è amica nella misura in cui l’Italia potrebbe indebolire il progetto di integrazione europea. La diplomazia moscovita ha sempre visto, a tratti giustamente, nell’UE un prolungamento della NATO ed ha reagito di conseguenza. Mosca ha cercato relazioni bilaterali con i singoli Stati, non riconoscendo l’Europa come soggetto politico complessivo.

La seconda risposta è che la Russia ci è amica nella misura in cui l’Italia mantiene una posizione minoritaria nel Mediterraneo e non si impiccia delle questioni libiche e siriane in cui il Cremlino ha messo più di uno zampino.

La terza risposta è che la Russia ci è amica nella misura in cui fa affari vantaggiosi con l’Italia.


Joe Biden e Vladimir Putini

Ribaltiamo ora il quesito: gli Stati Uniti ci sono amici?

La domanda ha tre risposte. La prima è che gli States ci sono amici nella misura in cui l’Italia potrebbe indebolire il progetto di integrazione europea. Washington, al pari di Mosca, ha sempre privilegiato rapporti bilaterali con singoli Stati piuttosto che un dialogo con l’Europa nel suo insieme. Tanti piccoli (e deboli) alleati sono sempre meglio di un gigante coeso e compatto quale il vecchio continente potrebbe essere.

La seconda risposta è che gli Stati Uniti ci sono amici nella misura in cui stiamo al nostro posto nella NATO, evitando ogni forma di protagonismo politico. Non è un caso se gli ultimi governi del paese, di destra o di sinistra, abbiano evitato accuratamente di ritagliare uno spazio politico per l’Italia nel Mediterraneo, nel Medio Oriente e nei Balcani.

Francia e Germania, invece, lo hanno fatto e ci hanno cacciati in un angolo.

La terza risposta è che gli States ci sono amici nella misura in cui fanno affari vantaggiosi con l’Italia.


Tirando le somme: le motivazioni per cui Russia e Stati Uniti “ci vogliono bene” sono le stesse. Presuppongono una subalternità dell’Italia ed il blocco del processo di integrazione politica europea.


L’EUROPA COME DESTINO

Sia chiaro: non ho nessuna simpatia per il capitano Biot. Egli ha commesso un atto vile, portato avanti da chi avrebbe dovuto difendere la nostra Repubblica. Sono certo che la magistratura, civile e militare, farà luce sulla vicenda e darà luogo alla necessaria punizione. Mi auguro che questa sia esemplare.

Non ho nessuna simpatia nemmeno per le azioni dei russi. La reazione del governo italiano è stata sacrosanta ed ampiamente giustificata.


Ma quanto accaduto non deve fare di noi degli epigoni di Visegrad. Né indicare “untori filorussi” tra quelli che, semplicemente, adoperano quella libertà di analisi e di critica che è alla base delle nostre leggi e della stessa cultura occidentale.

C’è da comprendere che Russia e Stati Uniti giocano una partita in cui l’Europa e l’Italia perdono comunque. L’unico modo di vincere, per noi italiani e per le nazioni d’Europa, è quello di renderci politicamente e militarmente autonomi, svincolandoci dalla malsana idea che possiamo sopravvivere solo come cavalier serventi dell’uno o dell’altro contendente. Il ruolo dell’Italia e dell’Europa dovrebbe semmai essere quello di favorire il dialogo e la distensione Est Ovest, favorire una cultura dei diritti sociali e dei diritti umani, la loro estensione e capillare applicazione sia in Russia che negli Stati Uniti.

Perchè se i russi “avvelenano” gli oppositori, gli statunitensi “massacrano” gli afro americani. Questa l’amara e dura realtà.


Mario Michele Pascale


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