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ZINGARETTI ACCERCHIATO SI RIMANGIA IL CONGRESSO di Mario Michele Pascale

Una direzione turbolenta in cui il segretario è stato stretto tra gli ex renziani e la patata bollente della rappresentanza femminile. La soluzione? Gettare la palla in tribuna ...
Nicola Zingaretti

"Con un partito che il lunedì dice che si sta dissolvendo, il martedì esce contro il codice appalti, il mercoledì dice che Salvini è diventato un leader europeista, come facciamo ad arrivare a ottobre? Dobbiamo trovare un equilibrio". Fin qui lo sfogo di Nicola Zingaretti durante la direzione nazionale del PD svoltasi il primo marzo. E, a seguire, l'arrocco del gruppo dirigente: "le primarie si sono svolte nel marzo 2019 e saranno nel marzo 2023". Quindi nessun congresso anticipato.


Base Riformista, i "diversamente renziani" del PD, aprono il fuoco e sulle primarie del 2023 dichiarano: "Rischiamo di essere in un'altra era politica". Dario Nardella chiede una ridefinizione dell'identità del partito, vista anche la mutazione di cui è oggetto l'alleato a cinque stelle ed il nuovo ruolo di "rifondatore" di Giuseppe Conte: "è chiaro che se Giuseppe Conte diventa il capo di un altro partito alleato, non può essere indicato come il federatore della coalizione" perché "il federatore di una coalizione o è uno super partes o è espressione del partito più forte". Critico anche Matteo Orfini: "chiedere di fare un congresso ora è da marziani ma lo è anche dire che faremo le primarie nel 2023" definendo la proposta di Zingaretti una "incredibile scorrettezza".


Andrea Orlando

Zingaretti doveva anche contenere il malcontento per la mancata rappresentanza di genere nel governo. Questione in cui il PD è riuscito a farsi del male con le proprie mani. La direzione ha discusso ampiamente ed è stata chiamata ad approvare un ordine del giorno sulla parità di genere "nella delegazione di governo e nelle posizioni apicali". A sorpresa, però, sono state chieste le dimissioni del vice segretario Orlando, con la classica formula edulcorata del "passo indietro". Orlando, da parte sua, non si è scomposto, ma si è limitato a far vedere la nudità del re o, se vogliamo, l'assurdità strumentale di quella richiesta, dato che non c'è solo lui tra i ministri maschi espressi dal PD. Andrea Orlando ha chiesto di dimostrare, fuori da ogni questione personale, come proprio il suo passo indietro possa essere "davvero funzionale" alla questione della parità di genere nel PD. Probabilmente, ma è una nostra illazione, Orlando è il più macho tra i machi dei democrats, forse per merito del suo fascino imperturbabile da dott. Spock. In un'ottica di rivalsa delle quote rosa, proprio il più macho deve cadere in quanto simbolo.


Critico anche Gianni Cuperlo, che ha fatto notare che il Pd non vince un'elezione in modo netto dal 2006. Per l'esponente dem questo è il segno della necessità di un ripensamento della presenza del PD nel Paese. Inutile dire che il "ripensamento" passa per una fase congressuale.


Fin qui i fatti, ovvero le prove generali per quella che si preannuncia una burrasca, con l'assemblea nazionale convocata per il 13 e 14 marzo.

Ma, spesso e volentieri, quel che non accade è più importante di quello che succede.

Dario Franceschini è rimasto silente. Questo vuol dire molto ...


Mario Michele Pascale





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