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STELLANTIS:SCONTRO CALENDA-LANDINI. E SE CALENDA AVESSE (IN PARTE) RAGIONE? di Mario Michele Pascale

Il leader di Azione spara a zero sul sindacato. La CGIL fa quadrato intorno al suo segretario. Ma ambedue i soggetti sono colpevoli. A soffrire, però, restano gli operai
CArlo Calenda, leader di Azione, e Maurizio Landini, segretario generale dell CGIL
CArlo Calenda, leader di Azione, e Maurizio Landini, segretario generale dell CGIL

“Landini ha paura di attaccare Elkann”. Così Carlo Calenda. “La vicenda Marelli di Crevalcore nasconde un gigantesco bubbone fatto delle menzogne di John Elkann, debolezza della politica, paura di Landini di andare contro gli editori di Repubblica, silenzio della politica per la stessa ragione. Una storia che va raccontata”. E Carlo Calenda la sua storia l'ha narrata in un lungo video in cui partiva dal 2018. Anno in cui l’ex Fca degli Elkann definì la cessione di Marelli a Calsonic Kansei, controllata dal fondo Kkr, per 6,2 miliardi di euro. L'esponente di Azione all'epoca incalzò su Twitter, dicendo: “è uno di quei rari casi in cui i rischi di delocalizzazione dei brevetti e delle competenze sono reali. Il governo ha a disposizione la nuova Golden Power su tecnologia. La usi per mettere paletti forti. Subito”.


Poi dopo le critiche al governo Conte per il suo immobilismo e l’attacco frontale a Landini: “ve lo ricordate Landini quando faceva le battaglie contro Marchionne? Con Marchionne in Italia la produzione raggiunse un milione e trentacinquemila veicoli, oggi sta più o meno alla metà. Avete sentito Landini combattere duramente perché i centri decisionali di Stellantis si stanno spostando in Francia, Marelli chiude mentre aumenta i dipendenti all’estero? Io non l’ho vista”. Calenda chiude il ragionamento con la bastonata finale "per il sindacato è stato più importante andare d’accordo con l’azionista di Repubblica che combattere contro la de-industrializzazione del settore automotive".

Maurizio Landini, CGIL, Stellantis
Maurizio Landini. Fonte: Pagina FB Maurizio Landini

LA REAZIONE DELLA CGIL: SI QUADRATO INTORNO A LANDINI

Calenda tira in ballo, insieme alla politica compiacente, Landini e la CGIL, rei, secondo lui, di aver timore sia degli Elkann che del gruppo di Repubblica. Si registrano le prese di posizione dei segretari dell'Emilia Romagna di metalmeccanici e CGIL: le parole di Calenda sarebbero "gravissime e offensive non solo per la Fiom e la Cgil, ma anche per tutte le lavoratrici e i lavoratori”, attaccano i segretari generali emiliani della Cgil e della Fiom". I segretari Bussandri, Lodi, Bulgarelli e Selmi, incalzano: il leader di Azione sarebbe “accecato dall’odio” e “dimostra di non sapere nulla e di non essersi nemmeno documentato su quanto i lavoratori e il loro sindacato hanno fatto in questi anni”.


In effetti la CGIL è stata, negli ultimi mesi, abbastanza critica nei confronti di Stellantis. E' stato organizzato un picchetto sotto gli uffici del gruppo a Parigi. La CGIL non ha firmato l’intesa sui circa 2000 esuberi. E' stata molto forte, a luglio, la reazione contro Elkann dopo la presentazione delle nuove 600 e Topolino di cui si annunciava la produzione in Polonia e Marocco, non in Italia.


STELLANTIS. COME PIANGERE SUL LATTE VERSATO (CON FIDUCIA)

John Elkann, Stellantis
John Elkann. Fonte: pagina FB John Elkann

La verità è a metà strada. Se è vero che la CGIL e gli altri sindacati hanno effettivamente alzato le barricate contro Stellantis, in nome delle promesse mai rispettate da parte dell'azienda (su tutte la più recente: le nuove assunzioni promesse allo stabilimento di Melfi e mai attuate), è anche vero che la trasformazione di FIAT, azienda nazionale, fiore all'occhiello del sistema produttivo italiano, in azienda multinazionale con sede in Olanda e, oramai, "cittadina del mondo" che vive i legami con gli operai italiani con molta sofferenza, non è stata granchè contestata dai rappresentanti dei lavoratori.

Che all'orizzonte ci fosse una redistribuzione del lavoro sulla base di delocalizzazioni era una cosa normale e prevedibile. Che la delocalizzazione avrebbe preso il sopravvento era ovvio.

Che le nuove assunzioni erano solo promesse da marinaio, pure.

I sindacati hanno scientemente deciso di non dover incidere su scelte di modello, ma si sono accontentati di lavorare sulle briciole della contrattazione. Da questo errore, dimostrazione di scarsa forza, minimo peso contrattuale e visione strategica miope, poi, deriva il fatto che la dirigenza di Stellantis fa quel che vuole, come vuole, dove vuole.


SUBALTERNITA' A REPUBBLICA? SI MA NON PER SCELTA

Per quel che riguarda la subalternità a Repubblica essa è un dato evidente. Ma è una decisione razionale, premeditata, della CGIL? No. E' da escludersi. Essa è la logica conseguenza degli assetti editoriali nel nostro paese e della conseguente, pedissequa e a tratti oltraggiosa omologazione delle classi dirigenti ad essa. Certo il legame tra gli Elkann e Repubblica è un problema per una reale democrazia. Ma identificarlo e non agire contro di esso è una colpa al pari di accettarlo. E' parte di quella "incapacità dellla politica" che Calenda indica, senza considerare di essere egli stesso parte di quel problema.


CONCLUDENDO

Attendiamo, quindi, due cose: che il sindacato rivaluti, anche storicamente, il proprio rapporto con Stellantis. Non proprio un mea culpa ma quasi.

Che Carlo Calenda smetta di guardare il dito che indica la Luna. Anche perchè il dito è suo.


Mario Michele Pascale







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