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UCRAINA: JOE BIDEN FUORI CONTROLLO

Cosa guadagnano Italia ed Europa nella crisi ucraina? La letargia di Draghi e Di Maio in politica estera

E’ indubbio che la situazione in Ucraina sia molto pericolosa. Ma non è gettando benzina sul fuoco che si allentano le tensioni e si inizia a percorrere la via della pace.


L’INIZIATIVA POLITICA DI MACRON

In un crescendo di accuse e movimenti di truppe, sia russe verso i confini ucraini, sia statunitensi verso i paesi alleati dell’Europa dell’Est, è sicuramente da encomiare l’iniziativa diplomatica di Emmanuel Macron, che ha cercato di tenere aperto, tra mille difficoltà, un canale diplomatico con Mosca. Di certo se Joe Biden, immediatamente dopo la visita di Macron a Mosca, invita gli americani a “lasciare il paese” e dichiara che “le cose potrebbero diventare folli” ed “americani e russi potrebbero spararsi”, dando avvio alla terza guerra mondiale, è chiaro che l’obiettivo non è l’incolumità dei propri cittadini, che sarebbero semmai da avvertire in silenzio e a quest’ora sarebbero già fuori dal paese, ma è depotenziare l’intervento diplomatico francese.

Se a questo aggiungiamo il ben orchestrato leitmotiv giornalistico occidentale della distanza siderale al tavolo ovale tra il presidente francese e Putin, volendo individuare in questo il segno manifesto una distanza politica, l’intento è chiaro. Si vuole marginalizzare l’intervento francese. Si vuole far salire la tensione.

Si sa, nella NATO la Francia è stato sempre un cavallo pazzo, occidentale ed alleata si, ma mai serva delle necessità statunitensi. E Macron era a Mosca sì per spirito pacifista, ma soprattutto per difendere la grandeur e l’autonomia francese in politica estera.

Cosa che a Biden non è piaciuta.

L’UCRAINA VITTIMA SIA RUSSA CHE AMERICANA

E’ paradossale, ma la politica degli Stati Uniti inizia a danneggiare anche l’Ucraina che, giustamente, vuole uscire al più presto dalla zona di pericolo. Da un lato Kiev ha bisogno dello spauracchio della NATO per evitare di diventare una colonia di Mosca. Dall’altro non può permettersi di essere una pedina sacrificabile per le necessità di Washington. Né ha interesse alcuno ad ospitare, sul suo suolo, una guerra potenzialmente nucleare tra Mosca e l’Occidente.

Tant’è che all’intervista in cui Joe Biden ha chiesto agli americani di abbandonare l’Ucraina lasciando presagire una guerra imminente, il ministro degli Esteri di Kiev, Dmytro Kuleba, ha replicato dicendo “non c'è nulla di nuovo in questa dichiarazione”, affermando poi che il governo ucraino aveva già ritenuto esagerata la decisione americana di evacuare le famiglie del personale dell'ambasciata. Allo stesso modo riteneva “esagerata” la previsione di una invasione imminente da parte di Mosca.


Kiev, l’11 febbraio, ha formalmente invocato il meccanismo di riduzione del rischio previsto dal Documento di Vienna, secondo il quale la Russia deve fornire una spiegazione dettagliata sugli obiettivi, l'ubicazione precisa e le date di completamento delle sue attività militari, nonché la designazione, la subordinazione, il numero delle unità e degli equipaggiamenti coinvolti.

Se un’invasione fosse davvero così imminente come denuncia Biden, perché i diretti interessati, che sono gli ucraini, si baloccherebbero ancora con la diplomazia, invece di dare un fucile ad ogni uomo e ogni donna capaci di imbracciarne uno? E perché il ministro degli esteri inglese, Ben Wallace, ha dichiarato, dopo aver incontrato l'omologo russo Sergei Shoigu, che "Mosca non invade"? Persino Le Monde, che di tutto può essere accusato tranne che di putinismo, ha ironizzato sulla “drammatizzazione” fatta da Biden.

OLTRE BIDEN E PUTIN PER LA RAGIONEVOLEZZA IN POLITICA ESTERA

Boris Eltsin e Bill Clinton

Sia chiaro, quanto dico non è una difesa di Vladimir Putin. Se è vero che la Russia è stata accerchiata dalla NATO, con la connivenza e la compiacenza dell’Unione Europea, è anche vero che il processo di annessione all’Alleanza Atlantica di molti stati dell’Est Europa è iniziato con Boris Eltsin. Era l’età del cosiddetto “romanticismo filo occidentale” in cui si preconizzava una collaborazione stretta tra Russia e NATO ed un ingresso, a tutti gli effetti, di Mosca nel mondo occidentale. Il processo di allargamento dell’Alleanza Atlantica è nato con il placet degli allora governanti di Mosca. L’Occidentalismo ha lasciato poi, con l’era Putin, il posto alla slavofilia e Mosca è tornata a sognare il suo impero perduto.

In ogni caso si era raggiunto un equilibrio. Mosca non contestava le nuove aggregazioni della NATO a patto che esistesse, tra lei e l’Alleanza Atlantica, un cuscinetto in cui ambedue i contendenti potessero coesistere commercialmente. Questo cuscinetto era l’Ucraina. Volere ad ogni costo Kiev nella NATO è stato un atto sconsiderato. Anche un bambino avrebbe capito che, tolta l’intercapedine che divideva le due superpotenze, la situazione sarebbe diventata incandescente.

Qui non si difende Putin, ma la ragionevolezza in politica.

LA SENILITÀ AL POTERE

Washington non demorde. Biden telefona e parla in video conferenza con tutti i suoi alleati. Ha anche provato, goffamente, da vero principiante, a dividere Cina e Russia. Ha ottenuto solo un riavvicinamento tra Pechino e Mosca, cosa che complica ancora di più il quadro internazionale.

Recenti agenzie danno per imminente, secondo fonti statunitensi, un attacco russo durante i giochi olimpici, inorridendo di fronte a questo insulto allo spirito olimpico. Viene da sorridere tanto è maldestra la comunicazione della Casa Bianca.

Per concludere. Che la politica estera di Biden fosse un disastro ce ne eravamo accorti. Trump, del quale si può parlare male per giorni (e a ragione), nonostante fosse un guascone sconsiderato, non ha mai fatto arrivare la tensione con Mosca fino a questi livelli di pericolosità.

Joe Biden da’ evidenti segni di senilità e di scarso orientamento nella mappa della politica estera. Delude i suoi elettori, non solo gli indecisi che lo hanno preferito a Donald Trump, ma anche una buona fetta dell’elettorato progressista. La sua popolarità è in calo. Un recente sondaggio Harvard/Harris Poll pone il tasso di approvazione del presidente statunitense al 39%, mentre il 53% disapprova totalmente il suo operato. Si profila una sonora batosta alle elezioni di midterm di novembre.

COSA CI GUADAGNA L’OCCIDENTE?

Eppure gli alleati occidentali, ad esclusione di Macron, pendono dalle sue labbra. Perché? Cosa ci guadagna l’Europa nell’assecondare supinamente il precipitare della crisi ucraina? Di certo metterebbe in discussione il suo approvvigionamento energetico. Avrebbe una guerra cui dover partecipare alle porte di casa. Vivrebbe con il terrore di una escalation nucleare. Mi chiedo: ne vale la pena?

RIDATECI CRAXI E ANDREOTTI

In tutto questo Mario Draghi e Luigi Di Maio tacciono. O si limitano a rispondere sull’attenti alle video chiamate di Biden. Eppure, proprio in un momento così delicato, l’Italia avrebbe potuto rivendicare un ruolo di ricucitura tra Est ed Ovest, lanciando una propria iniziativa diplomatica, sia come singolo paese, sia portando l’intera Unione Europea sulle sue posizioni. Un tempo, quando c’erano Craxi ed Andreotti, queste operazioni erano all’ordine del giorno e l’Italia era rispettata universalmente. Oggi abbiamo Draghi e Di Maio che reputano il bonus edilizio e le paturnie del movimento cinque stelle più importanti di una possibile guerra nucleare.

I tempi cambiano. In peggio.


Mario Michele Pascale

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